La caduta “dell’invincibile” BlackBerry

Sembrano passati anni luce da quando BlackBerry dominava su tutti. Prima simbolo dell’efficientismo di professionisti, manager e colletti bianchi che non si staccavano mai da quel  telefono (quasi fosse una loro appendice) e poi via via re di altri segmenti di mercato, fino alla conquista – roba inaudita, sogno di tutti i direttori marketing – anche degli incontentabili teen-ager.

Metteva d’accordo tutti: era di moda, di tendenza e di utilità. Forma e sostanza insieme. Tastiera facile da usare, un server di posta dedicato che non falliva mai e che consegnava le email in tempo reale. L’ufficio e il business ti seguivano ovunque con BlackBerry. Ma anche gli amici e i loro messaggi.

E ora, invece, la caduta. È sempre strano assistere alla perdita di interesse verso prodotti che ci sembravano inattaccabili dalla concorrenza e dal tempo. Ma cos’è successo al gioiello dell’omonima compagnia canadese?

Cloud_in_touch_Blackberry_logoSicuramente una prima causa va ricercata nell’arrivo degli smartphone, o meglio di iPhone. Per un po’ ha retto la formula che voleva “iPhone buono per i momenti liberi mentre il BlackBerry per il lavoro”. Il telefono Apple si è rivelato un ottimo strumento anche per i professionisti che, finalmente, potevano continuare a inviare e ricevere i loro messaggi di posta elettronica con in più l’opportunità di sfruttare al meglio internet e di accedere a quell’universo di informazioni, di utilità e di svago racchiuso nelle centinaia di migliaia di applicazioni mobile. E di cui BlackBerry non ne aveva capito il potenziale.

A rileggerle ora, le parole – misto di derisione e disprezzo – dell’ex CEO Mike Lazaridis nei confronti del telefono di Cupertino, da lui considerato appena più di un giocattolo, beh… fanno abbastanza effetto.

Secondariamente, la compagnia è stata vittima dei suoi stessi trionfi. Si è di fronte a un classico atteggiamento di chi, raggiunta una posizione di predominio, smette di innovare e si rilassa, pensando che ormai il più è fatto. Un atteggiamento che è costato carissimo anche ad imperi e regni nel passato. Un atteggiamento molto umano, ma che non dà scampo. Ciò ha significato accorgersi troppo tardi che era necessario investire subito nella realizzazione di uno smartphone per non perdere tempo, per non venire superati da altre compagnie e brand. E non parliamo solo di sistemi operativi, ma anche di estetica, con le stesse linee rimaste immutate per anni. Quando alla BlackBerry hanno compreso che quello che facevano non era più sufficiente e che era urgente esplorare nuove vie… gli altri competitor erano ormai irraggiungibili. A questo si deve aggiungere che i risultati ottenuti dallo sviluppo progetti più al passo con i tempi (tablet e smartphone) non si sono rivelati all’altezza delle speranze (basti pensare al PlayBook e ai modelli Z10 Q10).

Terza grande ragione è quella economica. La rincorsa, quando l’avversario è già lontano, costa di più in termini di sforzi e sacrifici. Soprattutto se colmare il gap tecnologico deve avvenire in un momento in cui le vendite sono già diminuite in maniera preoccupante.

E ora? Quali strade si possono intraprendere per non disperdere tutto il know-how di un’azienda dal (recente) glorioso passato?

Nel breve periodo gli analisti del “Wall Street Journal” ne vedono quattro.

1) Creare una joint venture, magari interessata ad acquisire la tecnologia che sta dietro al nuovo sistema operativo BlackBerry 10. I rumors parlano di IBM fra i potenziali compratori (sebbene la multinazionale americana, famosa per le sue acquisizioni, non navighi in acque così tranquille).

2) La compagnia viene smembrata, con la vendita dei pezzi migliori a soggetti diversi. BlackBerry detiene tanti brevetti, alcuni dei quali molto interessanti (per esempio per compagnie come le cinesi ZTE o Huawei, che poco investono in R&D).

3) La vendita a un altro gruppo. Anche in questo caso, il futuro acquirente comprerebbe un marchio in crisi (sebbene con un suo, pur piccolo, gruppo di aficionados), ma anche un know-how di grande rispetto e una tecnologia funzionante. I nomi? Microsoft, Samsung o la cinese Lenovo. L’ostacolo, tuttavia, potrebbe essere posto dal governo canadese, ostile all’acquisto da parte di un gruppo straniero.

4) L’uscita dalla Borsa. Ma in questo modo sarebbe più difficile trovare un gruppo di private-equity propenso a correre il rischio di puntare sul suo rilancio.

Ciò che resta è un’azienda che ha avuto una buona idea, l’ha perseguita e sviluppata con grande forza e meticolosità, che ha goduto dei frutti del suo lavoro e che – rifiutando di vedere che il panorama stava cambiando – vive i suoi giorni del declino.

 

Per qualche idea in più di veda anche l’articolo di Eric Zeman BlackBerry’s Collapse: 5 Key Mistakes per InformationWeek.com

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