I nuovi smartphone Apple. Soddisfatti o delusi?

Le presentazioni delle novità di casa Apple sono sempre fonte di attesa (grazie anche all’abilità con cui da Cupertino preparano questi appuntamenti). Ma anche di pareri discordanti. Alcuni rimangono soddisfatti, mentre altri si dicono delusi perché si aspettavano qualcosa di più.

La spaccatura fra opposte opinioni si è presentata anche all’interno del microcosmo di Cloud In Touch dopo la presentazione delle novità mobile, il 10 settembre scorso… Ma chi ha ragione? I soddisfatti o i delusi? Ecco le nostre ragioni.

 

Soddisfazione. Prodotti tecnologicamente innovativi e apertura di un nuovo corso

Partiamo da una sensazione: i media si sono concentrati molto sui prodotti e molto meno sulla domanda: “cosa sarebbe successo se ci fosse ancora Steve Jobs?”. Il segnale che si è tornati a concentrarsi sul lavoro e sulle idee dell’azienda di Cupertino. Soddisfatto, dunque? Sì, almeno per tre ragioni.

1) Dopo qualche esitazione, Apple ha deciso di agire. La concorrenza si è fatta agguerrita sia nella produzione di smartphone (Samsung, in primis ma in futuro anche Motorola/Google) sia per diffusione dei sistemi operativi (il vasto mondo Android, ma anche il probabile terzo incomodo Windows mobile). Bisognava mostrare coraggio, uscire dall’elitarismo snobistico tipico degli anni Ottanta e Novanta. Allora funzionava, allora ci si poteva permettere di “pensare in modo differente”. Allora era possibile rimanere fuori dai giochi e non “sporcarsi” nella lotta quotidiana, senza scendere a compromessi per aumentare i volumi di vendita, ma concentrandosi solo sulla qualità. Oggi sarebbe una follia. Oggi Apple deve tenere insieme elementi spesso contrastanti: un posizionamento alto (il marchio della Mela morsicata è uno dei più importanti al mondo), prodotti di qualità, una diffusione di massa e dividendi da distribuire agli azionisti. Mi pare che il management di Cupertino ci stia provando seriamente.

2) Perché ha presentato prodotti di qualità. Qualcuno obietterà: “Ok, ma non s’è visto nulla di nuovo, dato che l’iPhone 5 già c’era”. Un’obiezione vera solo in parte. Un conto è affermare che i rumors di questi ultimi mesi avevano svelato già quanto bolliva in pentola (semmai si potrebbe rimproverare ad Apple una scarsa vigilanza) e che dunque le novità erano già state tutte “bruciate”. Un altro è dire che i prodotti presentati non portano con sé importanti innovazioni. Ma i due piani non si possono confondere. Ugualmente non si può pretendere l’invenzione rivoluzionaria ogni 12 mesi. E nonostante ciò il 5 S è un telefono totalmente rinnovato, un computer tascabile di gran classe. Il lettore d’impronte digitali su un dispositivo consumer è un grande passo, da non sottovalutare per le molteplici implicazioni future. Il 5 C, quello che tutto il mondo ha chiamato “low cost” (pur non essendolo) è invece un’abile operazione di marketing. È colorato, agile, giovane, allegro, simpaticamente “plasticoso” (ma di una plastica di livello, però). Un prodotto alla moda, disimpegnato o meglio, che maschera il suo impegno di dispositivo altamente tecnologico dietro un aspetto da giocattolo. Una previsione: venderà moltissimo. Non parliamo poi del rinnovamento del design, minimal, flat, a zero effetti e del muovo sistema operativo iOS 7.

3) Torno all’inizio. Ovvero al superamento di Steve Jobs. Non è mai facile per un gruppo resistere e proseguire con la stessa forza e incisività quando viene meno il fondatore, specialmente se costui è un personaggio carismatico, trascinatore, visionario. Lo sanno bene i movimenti religiosi, i regni, le comunità che vivono momenti di smarrimento e di divisione dopo la scomparsa del loro padre fondatore. Ovviamente si è un po’ orfani delle kermesse di Jobs, dei suoi “One more thing”, della sua capacità di incantare. Il rischio dei capi Apple nell’era post Jobs era scimmiottare quello che non c’è più. Mi pare che non l’abbiano fatto, a costo di avere una presentazione emotivamente meno coinvolgente.

Alessandro Seregni

Delusione. “Dilusione di diludendo”

Sono rimasto molto deluso dal keynote di Apple e non per i prodotti mostrati, ma perché si sapeva già tutto e da diverso tempo.

Ad Apple conviene dare un giro di vite a questi produttori cinesi che continuano a divulgare informazioni riservate sui loro prodotti oppure nei prossimi anni i Keynote li faranno loro e diversi mesi prima di quello ufficiale. Pensate a come sarebbe stato l’evento senza aver visto le immagini dell’iPhone 5C… semplicemente bellissimo! Con un modello nuovo di iPhone e un nuovo target di prezzo.

La realtà è stata, invece, diversa. È stato presentato un nuovo telefono sul quale, tuttavia, le persone avevano già potuto – da parecchio tempo – maturare ed esprimere le proprie opinioni. Per non parlare dell’errata percezione che – in questi mesi – è derivata immaginando a un modello “plasticoso” a basso prezzo! Ma forse, fra tutte le aspettative, la vendita di un modello “low cost” è forse quella che ha deluso di più. Personalmente mi ero già espresso in merito. Avevo mostrando tutto il mio scetticismo sulla possibile commercializzazione di un prodotto “low cost”, prevedendo un prezzo variabile, tra i 499 e i 549 dollari (l’ultimo è il prezzo di vendita ufficiale). Tuttavia, molti ne erano convinti, immaginando il 5C come un modello più accessibile.

Riguardo ai telefoni presentati non ho nulla da dire. Ormai la Apple ci abitua con una mid-release a cavallo dei due anni di cambiamento più radicale. Il 5S è veramente una bomba come caratteristiche hardware: la camera è splendida e velocissima, la GPU eccezionale con supporto a OpenGL ES 3.0. Qualche perplessità sul passaggio a 64bit; sicuramente è il vero passo in avanti ma gli utenti di medio livello difficilmente se ne accorgeranno. Analogo discorso per il lettore di impronte digitali. Sembra che Apple stia facendo una distinzione tra prodotti destinati a una fascia PRO e prodotti pensati per una fascia consumer normale, composta da utenti meno esigenti che cercano un bel telefono ad un buon prezzo.

Torniamo al prezzo di vendita. Il 5C in Italia, aggiunte tasse e sovrapprezzi (di cui non si capisce mai l’origine) costerà 629 euro. Ricordo che i nostri vicini francesi lo pagano già 599 euro, una cifra che non sembra esattamente concorrenziale. Un po’ diversa la situazione se si guarda oltreoceano, negli Stati Uniti. Il 5C costa 549 dollari (cioè circa 413 euro), mentre un Galaxy S4 (che sicuramente ha un hardware più potente, ma meno appeal) costa 620 dollari (cioè 466 euro, anche se in Italia viene venduto a circa 590): ecco allora dove il 5C può davvero diventare concorrenziale a Samsung.

Andrea Alessandro Finollo

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