Essere in vetrina nell’AppStore. Garanzia di successo?

Essere inseriti nella “vetrina” dell’AppStore, fra le applicazioni consigliate. Ecco uno dei principali sogni per coloro che – società o singoli sviluppatori – pubblicano sul negozio virtuale di Apple. Un negozio che stando anche agli ultimi dati di Distimo – società americana di ricerche di mercato – vanta ricavi quasi doppi rispetto al rivale Google Play Store (65% contro 35%).

Il sogno ha, tuttavia, concrete basi nella realtà. Infatti, rientrare tra le migliori App scelte da Apple, generalmente garantisce un’impennata dei download e, conseguentemente, il posizionamento nelle parti alte delle classifiche di categoria e di quella generale. Un risultato più o meno arduo da ottenere a seconda del Paese in cui si pubblica. Negli Stati Uniti per arrivare fra le prime migliori 10 applicazioni bisogna almeno mantenere una media di  80.000 download ogni 72 ore. In altri mercati, invece, occorrono sforzi più contenuti; in Italia ne bastano 11.000, in Germania 15.000 e in Francia 13.000.

Ma quali meccanismi consentono a un’App recentemente pubblicata a), di farsi notare e b), scalare le classifiche? Innanzitutto lo consente un mix ben calibrato di elementi “ovvi” quali l’ottima fattura, l’idea originale, un tema non eccessivamente sfruttato e l’ambizione di interessare un pubblico ampio. Ma per il resto? Si possono applicare sistemi standard di indicizzazione in grado spingere la propria App più in alto?

Fino ad oggi il meccanismo che porta su e giù le App non è stato ancora completamente svelato. Tuttavia, risale alla fine dello scorso mese di agosto, la notizia di una revisione dell’algoritmo che regola ascesa e discesa nelle classifiche dell’AppStore. Almeno secondo quanto afferma Fiksu, una società di mobile marketing, che ha notato alcune variazioni nella composizione dei ranking.

Da luglio, infatti, i cambiamenti nelle posizioni in classifica sono originati da logiche leggermente diverse da quelle ritenute valide nei mesi precedenti. Quindi a un fattore premiante come è sempre stato l’alto numero di download raggiunto in un breve lasso di tempo, si è ora aggiunto anche quello del giudizio degli utenti. Ora le review e il numero delle stelle lasciate in calce alla App dall’utente smettono di avere una semplice funzione accessoria o indicativa, ma diventano parte attiva nel determinare la sorte del prodotto in questione.

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Ugualmente, si è notato come l’aggiornamento delle classifiche abbia subito un rallentamento, passando dai soliti 15 minuti a lassi di tempo più ampi (all’inizio si era parlato di 3 ore, ma nelle settimane successive questa misura è tornata a variare, segno che Apple sta ancora facendo test e valutazioni). Aumentare i tempi di aggiornamento significa per Cupertino poter meglio gestire e arginare la manipolazione delle classifiche da parte di terzi e le eventuali anomalie nell’andamento dei download.

 

Le centinaia di migliaia di applicazioni oggi esistenti hanno dunque bisogno di classifiche articolate e il più possibile precise. La questione della visibilità dei prodotti software lanciati sull’AppStore rimanda al tema delle migliaia di applicazioni anonime che non saranno mai nemmeno vicine all’ingresso in una qualsiasi classifica. La notizia è uscita all’inizio del 2013, ma ha ancora una sua validità.

Secondo un report presentato dalla tedesca Adeven, società specializzata nell’analisi dei dati sul mercato mobile, sarebbero oltre 400.000 le “applicazioni fantasma” (o “zombie”, chiamatele come preferite) presenti sullo store. Osservando l’andamento dei download, i ricercatori avrebbero scoperto che quasi la metà dei software presenti nel negozio virtuale di Apple non viene mai o quasi mai scaricato. Si tratterebbe di App regolarmente pubblicate, ma che nessuno avrebbe mai utilizzato sui propri device e che ora giacciono dimenticate perché mai pubblicizzate, mal presentate (con keywords sbagliate), inutili o prive di qualità. Non sappiamo se il numero è reale o esagerato. Fossero anche la metà di quelle dichiarate nello studio non cambierebbe la sostanza del problema.

Soprattutto ora che siamo di fronte a un sistema di vendita davvero imponente e ormai consolidato (a 5 anni dal lancio) a livello planetario, con fatturati sempre più importanti, con una frequentazione di utenti in costante crescita e con concorrenti agguerriti (sarebbe interessante condurre uno studio analogo su Google Play Store). Un problema che chiama in causa tanto Apple, ma soprattutto le società di sviluppo e i loro clienti.

 

La soluzione? Meno tecnologica di quanto uno s’immagini: un approccio di qualità che ripaga sempre dell’investimento. Ciò significa realizzare App “ragionate”, in grado di “poter dire qualcosa” e “di durata”. Applicazioni che gli utenti scaricano e tengono nel proprio dispositivo.

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