Italiani e modernità digitale non così lontani. E le imprese?

Ciclicamente giornali e tv ci parlano di come l’Italia sia entrata o rimasta fuori dalla modernità digitale. Di quanto gli italiani accedano a internet, usino gli smartphone, siano abili nelle transazioni online e attenti al digital marketing. Ma le imprese, piccole e medie, come si comportano?

GettonePartiamo dagli italiani intesi come utenti privati. Una buona occasione per saperne di più è, in questo senso, la sezione dedicata all’Italia del Global Media Intelligence Report di eMarketer pubblicato circa un mese fa (su dati elaborati da Gfk Eurisko).

Qual è l’atteggiamento degli italiani nei riguardi dei media e quale l’utilizzo delle nuove tecnologie? Tralasciamo la nostra predilezione per la tv e la poca frequentazione con giornali e magazine (223 minuti contro 31 per giorno) e guardiamo a ciò che ci interessa, ovvero possesso e utilizzo di Smartphone e Tablet.

Se la penetrazione della telefonia mobile raggiunge il 90% della popolazione, quella degli smartphone arriverà a toccare – alla fine del 2013 – il 41% degli utenti di tutto il mercato mobile, ovvero circa 20 milioni di italiani. Una percentuale che nel 2017 si stima possa salire fino al 68%.

Chi possiede un telefono “intelligente” è nella maggioranza dei casi uomo (54,3% contro 45,7% di donne), appartenente alla classe media (58,3%) e di un’età compresa fra i 35 e i 44 anni (24,9%). Parlando di fascia d’età ricordiamo che quella fra i 25 e i 34 anni arriva seconda per un soffio,  totalizzando 24,2%. Quindi è nell’arco temporale di venti anni che si concentra la maggioranza di coloro che ne possiedono uno.

La stessa navigazione sul web via mobile cresce di continuo, con tassi che sfiorano il 30% rispetto all’anno precedente. Alla fine di quest’anno, il 42% dei possessori di un telefonino userà il proprio dispositivo per navigare in rete. Non è affatto un caso che le percentuali di possessori di smartphone e navigatori tramite dispositivo mobile siano pressoché identiche.

Riguardo ai tablet, pur di fronte a percentuali di possesso non ancora alte, eMarketer prevede comunque una “tablet audience” calcolabile in ben 12,1 milioni per questo anno.

Il profilo dell’utilizzatore-tipo di smartphone e tablet che emerge da questa e da altre ricerche pubblicate negli ultimi tempi sembra costruito ad hoc sulle aspettative dei pubblicitari che, dopo la crisi e le percentuali a due cifre in negativo registrate dai media tradizionali in questi ultimi anni, puntano con decisione sul digital marketing, specialmente in versione mobile. Lo smartphone user è: una persona adulta, in attività, appartenente alla classe media o alta (nel caso dei tablet), di istruzione media-superiore, dipendente dal proprio dispositivo da cui quasi mai si separa prima di uscire di casa, propenso agli acquisti attraverso di esso e con il quale effettua le proprie ricerche in rete.

Insomma, una situazione che fa ben sperare in vista di una sempre maggiore modernizzazione e che vede il nostro Paese – più o meno – in linea con i dati del resto dell’Europa Occidentale.

E le nostre imprese, invece, come si comportano? Quanto descritto spinge a credere che anche le forze produttive attive oggi in Italia – ovvero le piccole e medie imprese di cui è ancora formata la struttura economica nazionale  – abbiano fatto a gara per arrivare prime nel cogliere le opportunità apertesi con lo sviluppo e la diffusione dei mobile device. In realtà, non pare stia andando proprio così…

Da uno studio pubblicato in primavera dall’Osservatorio Mobile Device & Business App del Politecnico di Milano emerge come esista ancora un atteggiamento attendista da parte delle PMI. Se da un lato i nuovi dispositivi mobile sono entrati in azienda (e s’intende anche tablet e non solo smartphone), dall’altra il management nostrano appare ancora titubante nell’investire nell’ITT. In particolare in quei prodotti software come le applicazioni mobile in grado di: a) spingere, comunicare, promuovere prodotti e servizi; b) gestire e semplificare la produzione e i processi in azienda. E ciò accade  nonostante in molti casi la forza vendita sia stata appositamente dotata di strumenti mobile come il tablet.

Ma allora cosa impedisce alle applicazioni mobile di entrare in azienda? Christian Mondini, uno degli autori dello studio lo spiega così: “L’inerzia delle PMI italiane per quanto concerne l’adozione di soluzioni IT può essere analizzata attraverso due chiavi di lettura. In senso assoluto, l’ancora carente cultura sulle opportunità offerte dalle soluzioni digitali; nel dettaglio, la limitata capacità di riuscire a comprendere i molteplici benefici derivanti dall’adozione di soluzioni di Mobile Business”.

A quando un cambio sostanziale?

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