Le App? Il 90% sono gratuite

Le App? Nella stragrande maggioranza dei casi le troviamo gratuite al download. Ma siamo sicuri che sia la strategia giusta?

Spesso ho scritto di quanto il micromondo di AppStore (o macromondo, considerando l’ampiezza dell’offerta) sia mutato rispetto alle origini. Oltre alla dimensioni, ciò che è davvero cambiato è la maniera di fare business al suo interno. All’inizio le cose erano semplici, limpide: “io società di sviluppo espongo la mia merce, tu utente paghi un prezzo per averla”; oppure: “caro utente, ti dono gratuitamente ciò che ho realizzato”. Insomma, costo al download o scaricamento for free.

 

Un tempo con questo semplice e antico meccanismo (“ogni prodotto ha il suo prezzo”) era possibile guadagnare. In alcuni casi, anche cifre  consistenti. Si trattava, appunto, di “un tempo”. In un precedente post ho paragonato quel periodo a quello dei pionieri che si spingono nei territori  di “frontiera”. Sperimentando e scoprendo man mano nuove soluzioni i primi “coloni” dell’AppStore scommettevano sulla creatura di Cupertino. Si era ancora nel periodo in cui avere un’idea buona era sufficiente per sfondare, in cui l’intuizione poteva fare la differenza….

Sono conscio di esagerare, romanzando il passato. Se lo faccio, tuttavia, è proprio per rimarcare le differenze con l’oggi. Attualmente, i dominatori del negozio di Apple non sono né i geniali sviluppatori nerd né i loro soci brillanti comunicatori. Ora sono le major, le grandi case di software che non solo hanno le abilità e i mezzi per confezionare prodotti (quasi sempre videogame) di altissima qualità ma che hanno anche la forza di metterli a disposizione in forma… gratuita! (almeno come download).

 

Lo spunto per questo post viene da una ricerca di Flurry (ripresa da un articolo del solito Techrunch) sulla scomparsa o quasi delle applicazioni a pagamento. Nel 2010 le applicazioni “free” rappresentavano l’80% del totale. Nel 2012 la percentuale si è alzata di 4 punti. Nel 2013 è arrivata a quota 90%.

Soprattutto è interessante notare che anche per la sparuta minoranza del 10% che ancora crede nella formula a pagamento, più della metà (6%) appartiene alla prima fascia di prezzo, quella dei 0,99 $. Le previsioni, comunque ci dicono che la percentuale di applicazioni gratuite salirà fino al 93% nel giro dei prossimi 12 mesi.  Sembra quasi che – in un mondo orientato verso il “free” –  chi opta per una soluzione a pagamento lo faccia con estrema cautela, sottovoce, in maniera dimessa (scegliendo un’opzione di basso profilo come il primo prezzo).

Ugualmente indicativo è il dato (si veda grafico 2) che mostra come molti sviluppatori, prima di arrivare alla distribuzione “gratuita” abbiano provato in fase di test soluzioni a pagamento. Tra le tipologie che più rimangono legate al sistema “paid” troviamo le applicazioni di “produttività”, di “business”, quelle che si occupano di fitness o salute, di lifestyle, viaggi, che forniscono sistemi di navigazione, per fare foto e video o servizi di meteorologia (fonte Distimo).

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Ma allora da dove provengono i guadagni? Oggi è possibile monetizzare seguendo altre strade, più creative ma sicuramente meno dirette, quali l’acquisto di contenuti aggiuntivi direttamente nell’applicazione (come la formula “freemium”) o l’inserimento di banner pubblicitari.

 

Sembra che la competizione serrata e l’affannosa ricerca di visibilità abbiano spostato tutto sul free. E anche i “pesci piccoli” si sono adeguati, sperando di avere più chance di farsi strada fra “i giganti” dominatori delle classifiche. Come se la gratuità fosse la formula magica per emergere dalle centinaia di migliaia di offerte simili.

Concludo lanciando una provocazione (ma forse nemmeno tanto…) che ha come punto di partenza proprio quel 90% di App “free to download”. Siamo proprio sicuri che l’opzione gratuita sia la strada giusta per chi desidera ottenere spazio all’interno dell’AppleStore (ma la situazione nel Google Play Store non è così diversa)? Paradossalmente, non sarebbe forse più conveniente evitare il sovraffollamento e mettere la propria App a pagamento?

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