Proximity… fra le mura domestiche?

Quando si pensa al concetto di “proximity” immediatamente la mente corre alla possibilità che i dispositivi mobile hanno di ricevere  messaggi ad hoc quando questi si trovano nelle vicinanze di un punto d’interesse.

 

Come discusso in un precedente post, si va – per esempio – dalla condivisione/fornitura di informazioni commerciali in-store (offerte, promozioni, adv, etc.) alla diffusione di contenuti digitali direttamente dove e quando servono (musei, mostre, luoghi turistici, momenti ludici e di entertaiment).

iBeacon_domotica_Cloud_In_Touch

Analogamente si immagina che questa interazione debba avvenire quando siamo fuori dalle mura domestiche, mentre siamo intenti a fare shopping, mentre seguiamo una partita allo stadio o siamo in un museo davanti a un’opera d’arte. Di solito avviene che noi – utenti smartphone – riceviamo tali segnalazioni quando entriamo in un “recinto virtuale” (geofence) ben definito. Un perimetro che, tuttavia, è stato progettato da altri (intorno al proprio negozio, supermercato o edificio) e che, quindi, si configura come un luogo non nostro, a noi estraneo.

Proviamo, quindi, a rovesciare i termini della questione. Immaginiamo che il “recinto” sia quello a noi più noto e privato, ovvero quello racchiuso dalle mura domestiche.

Senza dubbio, se si sfruttasse fino in fondo questo genere di tecnologia si farebbe un gran passo in avanti nella concreta diffusione di abitazioni sempre più automatizzate. Lo smartphone diverrebbe lo strumento principale (e più comodo) per controllare i dispositivi elettronici e le loro funzioni: termostati, contatori, luci e lampade, allarmi e sensori, elettrodomestici, aperture di porte e finestre.

Casa domotica e Internet of Things finalmente si troverebbero riuniti: gestione e controllo centralizzati e da remoto di “cose” che rispondono ai nostri comandi e riescono a dialogare fra di loro in maniera intelligente. Questi comandi, poi, potrebbero benissimo trovare in Siri – il personal assistant virtuale del sistema iOS – un forte alleato (come suggerisce Mike Elgan in un suo articolo per CultOfMac.com)  .

Ora non so se ci stiamo spingendo troppo in là. Senza dubbio la tecnologia iBeacon può essere utilizzata anche per compiti meno complessi e più legati all’invio di messaggi al proprio smartphone.

Allarmi, avvisi e informazioni potrebbero rientrare in un pacchetto più organico, come un’applicazione pensata per la gestione della nostra quotidianità. Grazie a messaggi geolocalizzati… potrebbero essere proprio le “cose” che ci circondano (e che condividono i nostri spazi domestici) a darci una mano nella vita di tutti i giorni, facendoci risparmiare tempo e aiutandoci a non dimenticare nulla.

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