iBeacon… behind the scene

L’annuncio degli iBeacon sembra aver scosso un po’ il mercato mobile, come se questi oggetti fossero un qualcosa di magico che consente di fare un po’ tutto, dalla geolocalizzazione indoor, ai pagamenti, dalla casa intelligente, a retail experience. Il limite è sempre la fantasia, basta che questa sia poi effettivamente supportata da una sufficiente conoscenza del dispositivo in questione per capire cosa è effettivamente realizzabile.
Diversi “esperti” di marketing si sono cimentati nello spiegare cosa è un iBeacon e voglio provarci anche io, dato che a tempo perso ci sto giochicchiando.

Sulle pagine di Cloud In Touch ne abbiamo già parlato diverse volte e, se si è a digiuno dell’argomento, consiglio di rileggere i seguenti articoli: iBeacon, internet of things, Proximity fra le mura domestiche , ma vale la pena elencare dei common pitfall.

“bacon… si mangia?”

Come prima cosa è bene spiegare cosa è un beacon: trattasi di un dispostivo che attrae l’attenzione in uno specifico punto. Un faro è un beacon, le luci della macchina sono beacon. Un fuoco su un cocuzzolo di una montagna acceso per attirare l’attenzione da un disperso è un beacon. Sembrerà una considerazione banale, ma il beacon stesso contiene ed emette l’informazione, cioè “sono qui”.

Cosa è un iBeacon: è un profilo bluetooth creato da Apple (che di per sé deriva da una funzionalità dei dispositivi bluetooth a low energy chiamata proximity sensing) che invia le seguenti informazioni:

  • un uuid (codice univoco del dispositivo)
  • la potenza del segnale trasmesso

L’ uuid consente di riconoscere un beacon specifico, è composto da una string a 128 bit più due valori chiamati major e minor.

Grazie a queste informazioni è possibile fare una ricerca dei dispositivi che trasmettono in una zona e calcolarne la distanza approssimativa tra chi sta effettuando la ricerca e il beacon stesso. Questo perché i beacon sostanzialmente definiscono delle regioni circolari attorno ad essi basate sulla potenza di trasmissione e sugli eventuali ostacoli che attenuano il segnale stesso.

Il “major” e il “minor” sono dei valori opzionali che aiutano ad identificare gruppi di beacon. Per capirci meglio riportando un esempio di Apple consideriamo un centro commerciale, tutti i beacon all’interno del centro commerciale avranno un uuid uguale, ogni beacon di uno specifico negozio all’interno del centro avrà un suo major, mentre ogni beacon di una zona interesse del negozio avrà un suo minor, ma uguale major se il negozio è lo stesso.

Se non vi siete persi avrete capito che qualsiasi dispositivo che contiene un chip compatibile Bluetooth LE è in grado di generare un segnale di beacon, compreso il proprio telefono.
Sul mercato esistono già diverse compagnie che creano questi piccoli apparecchi, attualmente sto usando i beacon di Estimote, molto flessibili nella configurazione e con un buon SDK che consente alcune funzionalità avanzate dovute alla connessione tra dispositivo e beacon.
E’ importante notare che i beacon sono dispositivi attivi, quindi al contrario dei dispositivi NFC richiedono una batteria. Grazie al basso consumo queste batterie possono durare anche un anno. Il fatto di essere attivi gli consente anche di lavorare a diversi metri di distanza, cosa non possibile con gli NFC che lavorano quasi a contatto, visto che l’alimentazione gli viene fornita tramite induzione.

 

Il mercato

Il mercato offre diversi dispositivi e servizi:

Il caso di Qualcomm e Radius è un po’ diverso in quanto forniscono un sistema a 360° declinato anche sul Cloud.

Il range di prezzi dei singoli beacon può oscillare tra i 39$ fino ai 149$, ma normalmente vengono venduti a coppie.

 

e Android?

Tutti i telefoni che integrano un chip bluetooth compatibile, possono usare questa tecnologia Estimote ha già pubblicato su Github il loro sdk per Android.

 

Il beacon rileva la posizione dell’utente e…

No, assolutamente no…
Quando leggo articoli dove viene scritto che il beacon rileva la presenza della persona, mi viene l’orticaria perché è chiaro di come sia più interessante parlare di una cosa piuttosto che capirla. Il beacon non sa nulla, non rileva nulla, lui trasmette e basta, sarà il telefono che rilevando un beacon in range effettuerà una determinata azione.
Diverso è se il beacon è costituito dal telefono (funzionalità che iOS non consente in background) ed esistono dispositivi che scansionano l’area identificando la posizione di quel beacon, oppure se si tratta di un dispositivo più complesso che emette un segnale di beacon e che successivamente si connette con il dispositivo in range.

Un esempio può essere una porta che si apre automaticamente quando passano solo determinati “beacon”, è un tipo di oggetto facilmente wearable.
Un altro utilizzo potrebbero essere applicazioni che abilitano determinate funzionalità solo se nel range di un beacon specifico.

 

Il bluetooth deve essere attivo?

In effetti come cosa non è ben specificata, ma il bluetooth deve essere attivo. Se ci si pensa è naturale, ma non è la prima volta che leggo che la funzionalità è indipendente dall’uso del bluetooth.

 

Il posizionamento non è preciso

Come tutti i sistemi di geolocalizzazione non è preciso al 100%. Il segnale può essere facilmente attenuato interponendo muri, ma soprattutto da elementi contenenti acqua, come ad esempio il corpo umano. Il segnale fluttua molto, ad esempio, nel caso in cui il punto di misurazione si trovi davanti o dietro una persona che lo sta indossando nelle tasche dei propri jeans.

 

Ma le app come interagiscono?

Sostanzialmente su iOS esistono due possibilità:

  1. Advertising: trasformare il proprio dispositivo in un iBeacon
  2.  Discovery: cioè rilevare i beacon secondo due modalità:
  • Region Monitoring: il dispositivo viene allertato quando l’utente entra nel range di azione di un beacon o lo abbandona
  • Ranging: scansione dell’area introno al dispositivo per scoprire i beacon in prossimità calcolando anche le distanze, che vengono approssimate in 3 tipi: immediate, near, far.

 

Sicurezza e privacy?

Attualmente a mio avviso è un po’ un tallone d’ Achille nei beacon, proprio a causa di essere un sistema di adv pubblico, è possibile leggere gli uuid dei dispositivi, per clonare le regioni di monitoraggio in altre zone geografiche. Può sembrare assurdo ma in realtà potrebbe essere un hack interessante. Immaginate un negozio che ad ogni passaggio incrementa un vostro punteggio (che magari regala buoni a determinate soglie), clonando il beacon all’ingresso sarebbe possibile ricreare lo stesso risultato a casa propria.
Un sistema per risolvere il problema potrebbe essere quello di creare una successiva comunicazione con il beacon stesso, in modo che possa condividere ulteriori informazioni crittografate, oppure ulteriori check da fare su un server (questo chiaramente richiederebbe una connessione internet attiva).
Altro problema è che attualmente chi rivende questi dispositivi fornisce anche SDK per agire direttamente su alcune opzioni del firmware in scrittura. Questo mi rimanda a quando il mio amico Lorenzo ed io andavo in giro con il suo orologio a infrarossi a spegnere i televisori nei multimedia center.
Per non parlare della possibile condivisione di informazioni sensibili come la posizione dell’utente. Immaginate di essere in un negozio e che l’app dello stesso che avete installata sul telefono venga risvegliata dall’ingresso in una zona di interesse, questa stessa informazione può essere inviata ad un server che colleziona la posizione vostra e di altri utenti.

 

Rivoluzione nel proximity marketing?

Sì e no IMHO, hanno il grande potere di sfondare nella retail experience, ma per citare Ben Parker (lo zio di Spiderman) “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Il successo di questa tecnologia è nelle nostre mani, se verrà utilizzata per spingere pubblicità costante agli utenti credo che avrà vita breve, gli utenti non abiliteranno le funzioni sui dispositivi e pian piano questa tecnologia morirà in questo ambito.

 

Solo proximity marketing?

Assolutamente no, esistono infinite applicazioni per gli iBeacon, ma sopratutto per lo step futuro. Come abbiamo scritto un iBeacon invia solo un segnale utile a localizzarlo, diversa potrebbe essere l’interazione con dispositivi che si fanno notare con il segnale di beacon, ma che poi consentono all’utente di collegarsi ad essi, in questo caso non c’è limite: pagamenti, carte fedeltà, sensoristica, domotica..etc possono diventare solide realtà.
Nel cassetto delle invenzioni “pazze” ho ancora il progetto “disordine”, sostanzialmente si tratta di installazioni da piazzare in posti random nelle città alle quali gli utenti si possono collegare per far compiere all’installazione determinate azioni. I punti di accesso sono in posti dislocati rispetto all’installazione stessa, l’utente vedrebbe solo dei comandi sul telefono senza sapere cosa sta facendo. Magari pensa di giocare a Pong in realtà sta attivando un set di luci comandato dalle sue espressioni facciali mentre gioca.

Non dimenticate il video dove mostro alcune applicazioni http://cloudintouch.it/2014/02/14/ibeacon-ios-e-prospettive/

 

 

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