L’annuncio degli iBeacon sembra aver scosso un po’ il mercato mobile, come se questi oggetti fossero un qualcosa di magico che consente di fare un po’ tutto, dalla geolocalizzazione indoor, ai pagamenti, dalla casa intelligente, a retail experience. Il limite è sempre la fantasia, basta che questa sia poi effettivamente supportata da una sufficiente conoscenza del dispositivo in questione per capire cosa è effettivamente realizzabile.
Diversi “esperti” di marketing si sono cimentati nello spiegare cosa è un iBeacon e voglio provarci anche io, dato che a tempo perso ci sto giochicchiando.

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Due notizie che ci portano a ragionare su quali sono le tendenze di business nel mondo mobile sia lato App che advertising.

Entrambe arrivano da eMarketer.com.

La prima riguarda i guadagni sempre crescenti delle App pensate con la formula in-app-purchase.

Nei due principali store, Apple e Google Play, le applicazioni gratuite al download la fanno da padroni con percentuali che superano il 90%.

Sviluppatori e, sopratutto, grandi società di software (di game) prediligono questo sistema per ottenere i loro guadagni. I dati provengono da un report di Distimo, società di analisi americana del mondo delle applicazioni.

Considerando i guadagni dei due negozi virtuali del mese di novembre, il 92% di AppStore e il 98% di Google Play sono derivati da applicazioni free-to-download con al loro interno offerte di acquisto. L’anno prima le percentuali erano, rispettivamente, 89 e 77%.

Il recupero di Android non ha tuttavia raggiunto Apple. L’AppStore di Cupertino mantiene il primato con 63% contro 37%.

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Parlando poi dei dominatori incontrastati degli store, ovvero le App di gioco, la ricerca svela che il 41,4% del totale dei guadagni viene proprio dalla formula in-app-purchase.

Seconda notizia. Come abbiamo avuto modo di scrivere qualche tempo fa, le imprese spendono sempre di più per la pubblicità su mobile.

Con percentuali che superano il 100%, almeno secondo i dati di Millennial Media. Il mobile convince, e investire su di esso non è più un’opzione fra le altre o una scelta d’avanguardia. Sembra ormai più una stringente necessità, adesso che smartphone, tablet e applicazioni fanno sempre più parte delle nostre vite. Una crescita che nel 2013 è stata del 105% più alta rispetto all’anno precendente e che si prevede in ulteriore crescita del 62,1% nel 2014.

Addirittura c’è chi, come l’industria farmaceutica, ha aumentato del 744% la presenza su mobile (se paragoniamo questo dato del novembre 2013 con quello del medesimo periodo del 2012). Ugualmente si sono proiettate sul mobile l’industria dell’informazione (+530%), quella dello sport (+411%) o dei beni di consumo (+357%) con percentuali sopra il 300%.

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Quali le ragioni di questo interesse verso il mobile? Un terzo (34%) di coloro che vi hanno investito lo ha fatto con l’obiettivo di aumentare il traffico sul proprio sito. Un 25% cerca una presenza importante all’interno del mondo mobile e il 22% vuole rinforzare la propria brand awareness su questi canali.

Le previsioni sono ancora più rosee. Dal 2017 gli uomini marketing spenderanno oltre 72 miliardi di dollari sul mobile, circa 10 volte tanto quanto è stato speso nel 2012.

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A breve capiremo se le imprese italiane seguiranno questa tendenza. Senza dubbio c’è ancora molto attendismo e qualche resistenza a investire in questa direzione. Si prefereisce ancora distribuire le risorse su diverse piattaforme, come se puntare un po’ su tutto (dalla brochure di carta alla pubblicità sui social network) sia meglio che prendere decisioni più nette per uno o per l’altro canale comunicativo.

Come se i dispositivi mobile e le applicazioni fossero ancora semplici gadget (simpatici, ad effetto e a buon mercato…) e non elementi sempre più centrali delle nostre vite (e nelle strategie commerciali di aziende che vogliono essere competitive).

La pirateria – e forse dico una cosa scontata – è un grosso problema anche per iOS.

Nel mondo del Jailbreak esistono AppStore fittizi dove è possibile scaricare gratuitamente copie di app che normalmente si trovano a pagamento.

Il tipo di utenza che usufruisce di questo servizio è divisibile in due macro-categorie:

a. persone che non compreranno mai la tua app

b. persone intenzionate all’acquisto, ma che desiderano provarla prima di investire i loro soldi nel tuo prodotto 

Riguardo al successivo pagamento da parte degli utenti tipo b. non bisogna farsi molte illusioni: sono davvero pochi coloro che regolarizzano la loro posizione andando sullo store virtuale di Apple.

Lo scenario è, dunque, tutt’altro che roseo. Un’ulteriore complicazione viene anche dalla natura stessa delle applicazioni. Questo genere di prodotti ha, infatti, una vita brevissima di utilizzo-medio, con il tangibile rischio che la ”prova” gratuita coincida perfettamente con il termine di utilizzo. Detto questo le app hanno anche costi rappresentativi del loro effettivo utilizzo. Apple, inoltre, non fornisce alcun periodo di trial sui prodotti distribuiti attraverso l’AppStore.

Come accade per altri settori, anche le tecniche per evitare la pirateria sulle app sono molto complesse, facilmente aggirabili e dall’elevata possibilità di creare un danno anche a chi l’applicazione l’ha regolarmente acquistata. Questo a causa di falsi positivi che possono essere causati anche per una semplice sostituzione del device. Non dimentichiamoci, poi, che Apple non vincola l’applicazione al dispositivo sul quale è stata scaricata, ma all’account dell’utente che l’ha acquistata.

Esistono soluzioni al problema? Una tecnica ottimale sarebbe quella di verificare se effettivamente l’utente ha effettuato l’acquisto, richiedendo una sorta di ricevuta digitale. Con iOS7 è stato introdotto un set di nuove API che consentono di ottenerla (anche se – a dire il vero – il sistema era comunque disponibile già con Lion). La classe è in oggetto SKReceiptRefreshRequest , interessante vero? Peccato che la verifica dello scontrino digitale sia ancora una procedura particolarmente complessa.

La ricevuta digitale sarebbe anche utilizzabile nel passaggio da applicazione a pagamento ad applicazione con modello freemium, in questo modo sarebbe possibile fornire a chi ha già pagato un set superiore di risorse.

La speranza è che venga rilasciata una qualche utility che renda l’analisi più snella (esiste già una lib su GitHub, che comunque richiede diverse conoscenze nell’ambito di certificati etc). O il danno economico diventerà sempre meno gestibile.

I clienti di iPhone sono più fedeli al loro dispositivo rispetto a coloro che possiedono un telefono con sistema operativo Android.

i love apple-200x200_cloud_in_touchQuesto quanto emerge dallo studio del Consumer Intelligence Research Partners. Considerando il periodo giugno 2012-giugno 2013, si nota come l’81% di coloro che utilizzavano un iPhone hanno continuato a farlo anche quando è stato il momento di acquistare un nuovo dispositivo. La percentuale di fedeltà degli utenti Android scende, invece, al 67%. Tuttavia è interessante notare come siano decisamente più numerosi coloro che abbandonano Android per iPhone piuttosto che il contrario (27% contro 14%). Se poi si guarda all’ex re del mercato BlackBerry si scopre che il 48% dei suoi vecchi clienti ha acquistato un iPhone e il 34% un telefono Android.

Sono dati interessanti, che tuttavia non sorprendono, soprattutto se si considera l’impegno che Apple ha sempre profuso per ottenere la reale e duratura “fedeltà” dei propri clienti. Una Customer Loyalty che – nonostante il passare del tempo – continua a restare alta e che va oltre la semplice “fidelizzazione”. Senza dubbio il legame tra Mela Morsicata e consumatori poggia su elementi tangibili e solidi come: a) la qualità dei prodotti venduti e b) la puntualità  nel venire incontro alle esigenze della clientela. Ma non solo. Esiste anche una sfera di “percepito non tangibile” sviluppatasi nel corso degli anni. L’abilità degli strateghi di Cupertino è stata – ed è tuttora – quella di immaginare oltre il semplice e singolo consumatore per dare origine, invece, a una comunità di persone legate da un senso di appartenenza molto forte. Insomma, la certezza di  far parte di una minoranza “non conforme al resto del mondo” che sceglie e usa prodotti “belli e giusti”. Chi usa Apple lo vuole far sapere, lo rivendica. Con la conseguente soddisfazione psicologica che deriva dall’essere convinti  di possedere qualcosa di esclusivo, non massificato (e non importa se intorno a noi milioni persone hanno un iPad o un iPhone…).

Ma osserviamo questi dati pensando al mondo delle applicazioni mobile. Questa maggiore fedeltà dei consumatori Apple comporta anche una maggiore frequentazione degli stessi dell’AppStore (rispetto a quanto i possessori di Android fanno con il Google Play)?

Io ritengo di sì. La più decisa customer loyalty degli Apple user è evidente anche osservando la maggiore frequentazione e la più profonda familiarità di utilizzo delle applicazioni mobile presenti sull’AppStore. Ciò è confortato anche da recenti dati che mostrano come il negozio Apple 1) sia 4 volte più redditizio rispetto a quello di Google Play e 2) sia di gran lunga preferito da chi investe in advertising nel settore mobile.

Un altro paio di riflessioni prima di chiudere.

Apple, iPhone ed il sistema operativo iOS sono legati in maniera indissolubile. Se sei fedele a uno lo sei anche agli altri. Diverso per il frammentassimo universo Android, fatto di aziende, marchi e dispositivi differenti. È possibile che – almeno in parte – questa parcellizzazione influisca negativamente sulla customer loyalty. Così com’è possibile che il consumatore Android si limiti a passare da un brand all’altro (da Samsung a Motorola, per esempio), acquistando dispositivi con il medesimo sistema operativo.

Infine, non bisogna dimenticarsi il fattore prezzo. È più facile che un consumatore che abbia sborsato una cifra consistente per un Samsung Galaxy S4 passi a un iPhone. Mentre è più difficile che lo faccia un consumatore che ha comprato uno dei tanti telefoni con sistema Android di fascia medio-bassa.

Tutto ciò, rimanendo in attesa del probabile iPhone low-cost, futuro 5C.

Probabilmente la maggioranza di noi pensava che il sorpasso numerico – oltre che tecnologico – fosse già avvenuto da tempo. Invece, è da questo secondo trimestre (Q2) che gli “intelligenti” smartphone hanno sorpassato per unità vendute nel mondo gli “ottusi” dumbphone, così come sono chiamati i vecchi cellulari. Quelli che solo qualche anno fa ci vantavamo di possedere, per i quali sborsavamo cifre assurde e che ora rinneghiamo quasi di conoscere.

Oltre al sorpasso degli smartphone, i dati forniti dalla società di analisi Gartner confermano la maggiore diffusione del sistema operativo Android (79%) favorito anche dalla presenza di tanti modelli, di prezzi più contenuti rispetto agli iPhone e a marche spesso forti in mercati quali Asia, Est Europa e America Latina (in Cina si sono venduti, per esempio, 10 milioni di telefoni targati Lenovo nel Q2). Al secondo posto si conferma iOS-iPhone con il 18%, mentre gli altri sistemi operativi si spartiscono la restante – piccola – fetta di torta di mercato.

Le aree dove è maggiormente cresciuta la diffusione di smartphone tra la popolazione sono: Asia-Pacifico, Europa dell’Est e America Latina, con un aumento rispettivamente del 74,1%, 31,6% e 55,7% rispetto allo stesso periodo del 2012.

A questo punto cosa farà Apple? Lancerà davvero il suo iPhoneC low-cost?

Per maggiori dettagli si veda l’articolo di Natasha Lomas per TechCrunch.com

 

Smartphones Finally Overtook Dumbphone Sales Globally In Q2, Android Now At 79%, Says Gartner

Analyst Gartner has put out its latest smartphone market report, and the Q2 2013 numbers show the inevitable finally occurred: smartphone sales exceeded feature phone sales for the first time. Android has been strangling the life out of dumbphones for years, but it looks like the market tipping point is being reached.

In Q2, Gartner says  worldwide smartphones sales rose 46.5% from the year earlier quarter to hit 225 million units shipped, while sales of feature phones declined 21% year-on-year to 210 million units. Smartphone shipments grew most in Asia Pacific, Latin American and Eastern Europe, with growth rates of 74.1%, 55.7% and 31.6% respectively, but the analyst said sales grew in all regions. IDC‘s recent market figures put Android on approaching 80% worldwide marketshare for Q2. Google’s mobile OS is clearly expanding its share by picking up former feature phone users.

The rising tide of global smartphone ownership is raising all boats, but Samsung continues to dominate the smartphone landscape. Gartner said Samsung grew its share to approaching a third (31.7%), up 29.7% on Q2 2012. Apple also grew shipments of its iPhone but its marketshare declined — highlighting the case for Cupertino to make a low cost iPhone to capture growth at the budget end of the market. Apple took a 14.2% share in Q2, 2013, vs 18.8% in the year ago quarter. It still shipped 10.2% more iPhones vs Q2 2012 but is being outpaced by higher smartphone market growth rates.

After Samsung and Apple, it’s a tale of all Asian smartphone makers battling for third place: LG grabbed third place in Q2 (with a 5.1% share); followed by Lenovo (4.7%) whose Lephone has been a popular seller in China; and ZTE (4.3%).

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Gartner said Apple saw a significant drop in the average selling price (ASP) of its devices in Q2, with its ASP declining to the lowest figure registered by Apple since the iPhone’s launch in 2007. This is down to strong sales of the iPhone 4 — again underlining the case (from a volume perspective) for Apple to launch a cheaper iPhone. However doing so would clearly accelerate that decrease in its ASP, even if market growth is now being powered by budget devices — providing the impetus for Apple to expand the iPhone to cheaper price-points still.

“While Apple’s [declining] ASP demonstrates the need for a new flagship model, it is risky for Apple to introduce a new lower-priced model too,” commented Gartner analyst Anshul Gupta in a statement. ”Although the possible new lower-priced device may be priced similarly to the iPhone 4 at $300 to $400, the potential for cannibalisation will be much greater than what is seen today with the iPhone 4. Despite being seen as the less expensive sibling of the flagship product, it would represent a new device with the hype of the marketing associated with it.”

Also noteworthy in Q2, Microsoft’s Windows Phone platform pushed past BlackBerry’s OS for the first time to take third place. When Windows Phone launched, back in 2010, Steve Ballmer and Nokia’s CEO Stephen Elop talked of their ambition to create a third ecosystem in the smartphone space. They’re still trying to stock the fires of an ecosystem but are at least in third place from a sales perspective.

Windows Phone took a 3.3% global market share in Q2 vs just 2.7% for the struggling BlackBerry OS. Gupta, noted: “While Microsoft has managed to increase share and volume in the quarter, Microsoft should continue to focus on growing interest from app developers to help grow its appeal among users.”

Taken together, Android and iOS took a 93.2% global marketshare in the quarter — underlining why developers opt to support these two platform first and foremost, and generally require incentives to expend effort elsewhere. Android’s global marketshare in Q2 was a staggering 79% according to Gartner, up from 64.2% in the year ago quarter — buoyed by feature phone switchers.

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The drop off in feature phone sales is bad news for Nokia, which still leans heavily on its feature phone business (being as its smartphone business is tied to the Windows Phone underdog). Nokia shipped just 61 million feature phones in Q2, down from 83 million in the year ago quarter. But the Finnish mobile maker is at least seeing some decent growth in smartphones, thanks to having a broader portfolio of devices to offer at different price points. Nokia’s Windows Phone-powered Lumia sales grew 112.7% in Q2 2013, according to Gartner.

 

 

 

La storia è ciclica, si ripete, direbbe Erodoto. Ugualmente la moda e le tendenze. Anche se in alcuni casi vorrei davvero che non fosse così. Penso alle giacche dai colori sgargianti con le spalle imbottite che andavano di moda negli anni ’80, ai film con protagonisti i dinosauri o ai telefoni con apertura a flip. Purtroppo questi ultimi  sembrano tornare dal recente passato dove speravo giacessero sepolti per sempre, sconfitti dal design pulito ed essenziale degli smartphone (è una opinione personale certo che, come vedete, non riesco proprio ad addolcire ).

Responsabile della riesumazione è Samsung che già nel mese di novembre dello scorso anno aveva lanciato sul mercato asiatico il suo flip phone, utilizzando l’attore Jackie Chan come testimonial.

Ora pare che la compagnia coreana stia per presentare un nuovo telefono chiamato W789 Hennessy (e non Galaxy Folder come volevano i rumors), con sistema operativo Android 4.2.2 Jelly Bean e soprattutto dotato di flip. Anche in questo caso la distribuzione dovrebbe essere limitata – almeno all’inizio – alla sola Cina.

L’articolo di Andy Boxall per Digitaltrends.com ci fornisce ulteriori particolari.

 

The flip phone is back, as Samsung launches the W789 Hennessy in China

A few weeks ago, a Samsung flip phone running Android appeared in a leaked picture, leading to rumors the phone would be named the Galaxy Folder, and it was to be officially announced soon. However, the device shown was the Samsung W2013, a phone already on sale in China. Despite this, the rumors weren’t completely false, as Samsung has now announced a brand new Android flip phone, the SCH-W789 Hennessy.

In the pictures, it looks very similar to the W2013, but its specification is actually lower than Jackie Chan’s phone. It has two screens, one inside the flip and the other on the outside, both of which measure 3.3-inches and have a 320 x 480 pixel resolution. Inside is a quad-core 1.2Ghz processor and 1GB of RAM, which power the Android 4.1 Jelly Bean operating system, complete with the TouchWiz user interface over the top.

Other features include GPS, Wi-Fi, a microSD card slot, a 1500mAh battery, and a 5-megapixel camera on the back. It’s a heavy beast at a whopping 208 grams, which is more than the Nokia Lumia 920 and even the Vertu TI, and measures a little over 18mm thick, more than two iPhone 5’s put together.

Sadly for those who disagreed when I called the Galaxy Folder an anachronism, attractive only to hipsters who couldn’t let go of the past, unless you’re in China you won’t be sporting the W789 Hennessy in the near future. It’s designed, as many Chinese smartphones are, to run on either GSM or CDMA networks though, making it compatible with China’s major networks.

There’s no confirmed release date or price for the Hennessy, and no hints the phone will see an international release in the future. Oh, what a shame.